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“MANAGING ONESELF”: come diventare mananger di se stessi

Liberamente tratto da “Managing Oneself” di P. Drucker

Nella propria vita lavorativa è necessario porsi delle domande per riuscire a capire di più noi stessi .

Innanzitutto, chiediamoci cosa significhi “Managing Oneself”. Letteralmente significa “essere manager di se stessi”.

Le aziende oggi non gestiscono le carriere dei propri collaboratori. Piuttosto, ognuno di noi deve essere il proprio amministratore delegato. In poche parole, spetta a ciascuno ritagliare il proprio posto nel mondo del lavoro e sapere quando cambiare rotta, mantenendosi impegnati e produttivi durante la nostra vita lavorativa che può durare anche 50 anni!

Quello che propone Drucker è un percorso di conoscenza di sé. Raramente una persona cambia radicalmente ciò che è: i propri punti di forza, i valori di riferimento, le modalità di lavoro e apprendimento. Per mettere a frutto il proprio potenziale è necessario comprendere a fondo se stessi e applicare ciò che si è imparato.

Per fare ciò, è necessario porsi delle domande fondamentali:

  • Quali sono i miei punti di forza?
  • Come lavoro?
  • Quali sono i miei valori?
  • Qual è la mia vocazione?
  • In cosa posso contribuire?

Andiamo un po’ più nel dettaglio.

Quali sono i miei punti di forza?

Spesso pensiamo di saper far bene qualcosa, ma ci sbagliamo. L’unico modo che abbiamo per scoprire i nostri punti di forza è l’analisi del risultato. Ogni volta che prendiamo una decisione importante o compiamo un’azione importante, scriviamo quali risultati pensiamo di ottenere. Qualche mese dopo, compariamo i risultati reali con le nostre aspettative.

Questo metodo dovrebbe mostrarci nell’arco di un paio d’anni, quali siano i punti sicuri su cui basare la nostra carriera, ma anche a farci capire cosa ci impedisce di sfruttare a pieno il nostro potenziale. Scopriremo in cosa non siamo particolarmente competenti e in quali campi non abbiamo alcun tipo di talento.

Detto ciò, dobbiamo implementare tre strategie:

  1. Concentramoci sui nostri talenti. Scegliamo settori e aree dove possiamo sfruttare a pieno il nostro potenziale.
  2. Miglioriamo i nostri punti di forza. L’analisi dei risultati ci mostrerà quali competenze e conoscenze dobbiamo migliorare e quali acquisire.
  3. Scopriamo e superiamo la nostra arroganza intellettuale. Con questa espressione, s’intende una sorta di snobismo nei confronti di aree tematiche che non riguardano direttamente il nostro lavoro.

Spesso è proprio l’ arroganza intellettuale che è la causa della nostra poca abilità ed ignoranza in una data materia. Tante persone -soprattutto chi ha molta esperienza in uno specifico settore- sono carenti di conoscenza in altre aree e altrettanto spesso sono orgogliosi della loro ignoranza. Quest’orgoglio è controproducente.

Realizzare pienamente i propri punti di forza è importante tanto quanto rimediare alle proprie cattive abitudini, che inevitabilmente inibiscono l’efficacia e la prestazione.

La conoscenza delle altre aree del proprio lavoro è necessaria per comprendere, contestualizzare e comunicare nel modo più adeguato.

Come lavoro?

Sono poche le persone che sanno come lavorano. Anzi, molti ignorano completamente il fatto che le persone operano e raggiungono risultati in maniera diversa.

Spesso le persone utilizzano metodi di lavoro che non sono adatti a se stessi, e questo porta quasi sempre a prestazioni pessime.

Capire come lavoriamo è essenziale per avere buone performance. Così come ciascuno ha i propri punti di forza, ciascuno ha anche il suo modo di lavorare: è una questione di personalità. La qual cosa significa che il modo di lavorare di una persona può essere leggermente modificato, ma è improbabile che venga completamente cambiato, e di certo non facilmente. Così come le persone ottengono risultati facendo quello in cui sono brave, allo stesso modo ottengono risultati lavorando nei modi migliori. Alcuni tratti comuni della personalità di solito determinano come una persona lavora.

Le domande che ci possiamo porre sono:

1 -Sono un lettore o ascoltatore?

Per lavorare bene è importante innanzitutto capire una differenza fondamentale: siamo lettori o ascoltatori? Qui s’intende il metodo preferito di acquisizione delle informazioni. È meglio che le cose mi siano spiegate a voce, oppure per iscritto?

2 – Come imparo?

Il secondo step è capire come imparo. Molti bravi scrittori, per esempio, non andavano bene a scuola. La ragione è che maestri e professori insegnano principalmente attraverso la voce e la lettura. Ci sono persone che invece imparano scrivendo. Ed esistono molte modalità di apprendimento differenti. Alcuni imparano scrivendo, altri prendendo appunti. Altri ancora imparano facendo e altri infine imparano sentendosi parlare.

3 – Sono collaboratore o solitario?

Lavoro meglio con le altre persone o da solo? E se lavoro bene con gli altri, in che tipo di relazione? C’è chi lavora meglio come dipendente, per esempio. Altri performano meglio come membri di un team. Altri ancora hanno un talento eccezionale come mentori o coach.

Un’altra domanda cruciale: ottengo risultati migliori come consigliere o come decision maker? Molte persone sono degli eccellenti consiglieri, ma non sono in grado di sopportare il peso di essere in comando. Al contrario, i leader hanno spesso bisogno di qualcuno che li consigli, per spingerli a pensare. Una volta presa una decisione, però, agiscono con rapidità, coraggio e sicurezza.

A queste riflessioni, Drucker aggiunge altre domande correlate:

• Lavoro bene sotto stress oppure ho bisogno di una routine prevedibile?

• Lavoro meglio in realtà grandi o piccole?

La conclusione merita di essere ripetuta: non proviamo a cambiare noi stessi: è improbabile che la cosa abbia successo. Ma lavoriamo duro per migliorare il tuo nostro di essere e di fare le cose.

Quali sono i miei valori?

Per far capire cosa s’intenda per valori, Drucker introduce il “test dello specchio” e lo fa raccontando una storia divertente, che pare sia realmente accaduta.

Agli inizi del XX secolo, l’ambasciatore tedesco a Londra era il diplomatico più rispettato in Europa. “Era chiaramente destinato a grandi cose: diventare il ministro degli esteri del proprio Paese, se non addirittura cancelliere. Eppure, nel 1906 preferì licenziarsi piuttosto che presiedere a una cena che il corpo diplomatico avrebbe tenuto in onore di Edward VII. Il re era un noto donnaiolo e fece capire che tipo di “cena” si aspettasse. A quanto pare, l’ambasciatore sbottò: “Mi rifiuto di vedere un pappone (pimp) allo specchio quando mi rado di mattina”.

Ed ecco spiegato il test dello specchio.

Per gestire se stessi è importante capire quali siano i propri valori. Per farlo, basta chiedersi: che tipo di persona voglio vedere allo specchio la mattina? Non si tratta solo di una questione di principio. Lavorare in un’organizzazione di cui non si condividono i valori, ci condannerà a essere frustrati e ad avere basse performance.

Non è detto che l’azienda debba condividere esattamente gli stessi valori, ma devono almeno essere abbastanza simili da permettere una coesistenza.

Qual è la mia vocazione?

Conosciuti i nostri punti di forza, il modo in cui impariamo e in che modo produciamo meglio, dovrebbe essere abbastanza evidente la risposta alla domanda successiva: qual è la mia vocazione? In quale settore, cioè, posso essere sicuro di lavorare bene ed essere efficiente? Rispondere al quesito consente di trasformare una persona ordinaria in un lavoratore straordinario.

Come posso contribuire?

Una volta scelto un settore di riferimento, una “vocazione”, è necessario capire in che modo contribuire efficacemente al raggiungimento degli obiettivi dell’azienda, del team, dell’organizzazione di cui si fa parte.

Ci sono tre domande per capirlo:

• Qual è la situazione? Quali sono i presupposti?

• Dati i miei talenti, le mie modalità lavorative e i miei valori, come posso dare il miglior contributo alla situazione?

• Quali obiettivi devo raggiungere per fare la differenza?

Sono poche le persone che lavorano esclusivamente per se stesse. Questo è vero anche per i freelance e i liberi professionisti. Essere manager di se stessi vuol dire anche lavorare responsabilmente con gli altri e pertanto assumersi la responsabilità delle relazioni.

Questo è un compito che si divide in due parti: innanzitutto bisogna capire che anche gli altri sono individui esattamente come noi. I colleghi e i superiori hanno i propri punti di forza, il proprio modo di fare e i propri valori. Conoscere questi aspetti ci permetterà di essere più efficienti, perché sapremo come ‘usare’ il potenziale degli altri.

Il secondo aspetto della responsabilità della relazione, riguarda la comunicazione. Può sembrare strano, presuntuoso, o persino stupido, ma per lavorare meglio è necessario che comunichiamo chiaramente agli altri come siamo fatti: quali sono i punti di forza, come operiamo e quali sono i nostri valori. E dobbiamo anche chiedere lo stesso agli altri. Comunicare in maniera efficace, permetterà di capirsi a vicenda e costruire relazioni basate sulla fiducia.

L’esistenza della fiducia tra le persone non significa necessariamente che loro si piacciano l’un l’altro. Significa che si capiscono l’un l’altro. Assumersi la responsabilità delle relazioni è quindi una necessità assoluta, un dovere. Che si tratti di un membro dell’organizzazione, di un consulente, di un fornitore o di un distributore, si deve questa responsabilità a tutti i propri collaboratori: quelli da cui dipende il lavoro e quelli che dipendono dai propri lavori.

La seconda parte della vita

Quando il lavoro per la maggior parte delle persone significava lavoro manuale, non c’era bisogno di preoccuparsi per la seconda metà della vita. Si continuava a fare ciò che si era sempre fatto. Oggi invece la maggior parte dei lavori sono diversi da quelli detti sopra, e questo tipo di lavoro, chiamiamolo “lavoro della conscenza”, crea lavoratori annoiati dopo anni ed anni di lavoro. Allora, per evitare di annoiarsi nella seconda parte della vita, dobbiamo avere un piano B. In genere, intorno ai 45 anni si raggiunge l’apice della propria carriera. Questo vuol dire che per altri 20, se non 25 anni, si continuerà a fare sempre le stesse cose: stesse mansioni, stesse responsabilità, stesso settore. Gestire se stessi nella mezza età vuol dire spesso evitare la noia. Un risultato che possiamo ottenere in 3 modi diversi.

1) Cominciare una nuova carriera. A volte basta passare da un’azienda a un’altra.

2) Avviare una carriera parallela, per esempio dedicandosi alla consulenza part-time.

3) Dare vita a iniziative sociali. È una strada che scelgono in genere le persone di estremo successo: continuano a fare il proprio lavoro come sempre, ma avviano anche attività non-profit, per il bene della comunità in cui vivono.

C’è un prerequisito per la gestione della seconda metà della vita: bisogna iniziare molto prima di entrarci.

Una volta la stragrande maggioranza delle persone non si aspettava di “avere successo”. Nella società della conoscenza, tuttavia, ci aspettiamo tutti il successo. Questo è ovviamente impossibile.

E poi è di vitale importanza per le persone di avere un’area in cui si possa contribuire, fare la differenza ed essere qualcuno. Questo significa trovare un’altra area che di l’opportunità di essere un leader in cui si è rispettati e in cui si ha successo.

Ogni società esistente dà per scontate due cose, anche se solo nel subconscio: le organizzazioni sopravvivono ai lavoratori e la maggior parte delle persone rimane immobile nella propria situazione.

Ma oggi è vero il contrario. I lavoratori sopravvivono alle organizzazioni e sono mobili. La necessità di gestire se stessi sta quindi creando una rivoluzione nelle vicende umane.

E’ improbabile avere successo se non si diventa manager di se stessi.

Noi possiamo guidare le persone ad intraprendere questo percorso che  le porti alla gestione e alla conoscenza di sè. Possiamo altresì aiutare le Organizzazioni che -saggiamente e con una visione lungimirante- vogliano investire sulle persone, per far sì che possano dare il meglio di loro stesse nel lavoro.

Tutto ciò si può fare attraverso dei percorsi di formazione che diano gli strumenti per intervenire sulle proprie competenze trasversali.

Dai un’occhiata a cosa possiamo offrirti!